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In Italia le donne continuano a vivere condizioni di reale svantaggio in ambito lavorativo, familiare e sociale. A dirlo, il Rendiconto di genere 2024 presentato, lunedì 24 febbraio, dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (CIV) dell’Inps. Si tratta di un documento che, giunto alla sua seconda edizione, “intende offrire un quadro articolato e aggiornato sulla condizione delle donne in Italia, attraverso l’analisi dei dati che rappresentano le opportunità e le criticità nei diversi contesti sociali ed economici, ripercorrendo le principali fasi del ciclo di vita delle persone”. In altre parole, un documento che restituisce una fotografia del cosiddetto gender gap nel nostro Paese, e la fotografia che restituisce per l’anno 2024 (basata su dati del 2023) è impietosa. Guardando al solo ambito lavorativo si scopre, per fare qualche esempio, un divario di quasi 18 punti, tra uomini e donne, nel tasso di occupazione (nel 2023 lavorava il 52,5% delle donne e il 70,4%), ma anche una retribuzione media più bassa di circa il 20% rispetto a quella degli uomini (ma si toccano punte del 32% in meno nelle attività finanziarie) e pensioni pressoché dimezzate: rispetto a quelle maschili sono più basse del 44%. Il report fa emergere, inoltre, come nonostante le donne abbiamo in media livelli di istruzione più alti, questa “superiorità” nel percorso di studi non porti quasi mai a nulla, tantomeno a “posti fissi” o a posizioni apicali. Sono donne infatti solo il 21% dei dirigenti e il 32,4% dei quadri. In questa prospettiva, il 29,4% delle occupate risulta così “sovraistruita” rispetto al lavoro che fa, una percentuale che supera il 40% nella fascia compresa tra i 25 e i 34 anni. E si potrebbe continuare. In sintesi, ciò che emerge da tutti questi dati, numeri e tabelle è la profondità di questo divario, nonché il suo carattere strutturale e discriminatorio. Secondo le analisi dell’Inps, incidono infatti su questi numeri il maggiore utilizzo delle donne del part time, i più bassi livelli di qualifica e il minor ricorso agli straordinari. In altre parole, pesano l’assenza di politiche welfare e di reali servizi pubblici alla famiglia (es. gli asili nido), ovvero ciò che può sollevare le donne dal lavoro di cura. Un lavoro che lo stesso Rendiconto di genere 2024 conferma essere ancora quasi totalmente a carico loro: nel 2023 le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 14,4 milioni, contro gli appena 2,1 milioni usate dagli uomini. Una situazione preoccupante, insomma, di cui abbiamo approfondito contorni, ricadute e possibili soluzioni con Lara Ghiglione, Segretaria confederale Cgil Ascolta o scarica

Presidio al tribunale de L’Aquila per la nuova udienza del processo contro Anan Yaeesh, compagno palestinese arrestato nel gennaio 2024 e recluso nel carcere di Terni. In aula deciso il rinvio a giudizio per Anan, oltre che per altri due compagni, Ali Irar e Mansour Doghmosh, scarcerati da alcuni mesi con la medesima accusa, ossia aver finanziato la resistenza palestinese in Cisgiordania. “Non si può parlare di terrorismo né di associazione a delinquere ma di resistenza che il diritto internazionale riconosce come legittima, poiché esercitata in territori militarmente occupati” hanno scandito i solidali fuori dall’aula, in attesa della decisione dei magistrati, che hanno poi rinviato a giudizio i compagni palestinesi. Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza con Luigia De Biasi, compagna oggi in presidio sotto il Tribunale de L’Aquila. Ascolta o scarica La nota diffusa dal Comitato Free Anan dopo l’udienza: “AGGIORNAMENTI DALL’UDIENZA PRELIMINARE Il Tribunale de L’Aquila ha deciso, nel corso dell’udienza preliminare, di rinviare a giudizio non solo Anan Yaeesh, ma anche Ali Irar e Mansour Doghmosh, gli altri due palestinesi coinvolti nel caso. Questa decisione arriva nonostante la Corte di Cassazione e il Tribunale della Libertà avessero già ordinato la loro scarcerazione lo scorso anno, ritenendo insufficienti gli elementi a sostegno delle misure cautelari. Nelle prossime settimane organizzeremo momenti di informazione e mobilitazione in vista della prima udienza, per tenere alta l’attenzione sul caso e per riaffermare la solidarietà al popolo palestinese e al suo diritto a resistere. A breve aggiornamenti dettagliati. Comitato Free Anan”

Un nuovo appuntamento delle gite sociali organizzate da Radio Onda d’Urto in occasione dell’80esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo (25 aprile 1945 – 25 aprile 2025). Domenica 23 marzo, insieme a Danilo Bar, sindaco di San Giorio da sempre impegnato nella trasmissione dei valori della Resistenza in Val Susa, al movimento No Tav e all’ANPI Foresto-Bussoleno-Chianocco andremo nel bosco della Garda. Lì, l’8 dicembre 1944 i gruppi partigiani della Val di Susa giurarono di combattere il nazifascismo. Ricorderemo insieme gli ideali e il coraggio che animarono quei partigiani, e l’importanza che quella data ha avuto da allora per le comunità della valle. La giornata continuerà, dalle ore 13, con una polentata a San Giorgio e con un pomeriggio di musiche e canti partigiani a cura degli Egin ⛰️ Il punto di partenza per l’escursione (dalle ore 10.30) nel bosco della Garda è piazza Micellone a San Giorio. L’escursione, alla portata di tutti, dura circa 1h30: 1.8 km, dislivello: +210 m, -210 m. 🔍 Ritrovo ore 6.00 al csa Magazzino 47 di via Industriale, 10 a Brescia; 📞 Vuoi unirti a noi? Chiama lo 03045670 e prenota il tuo posto, specificando se puoi mettere a disposizione l’automobile oppure no. Lo spot di lancio su Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica Clicca qui per ulteriori informazioni.

Sequestro preventivo d’urgenza per frode fiscale da 47 milioni di euro a carico di Dhl Express Italy, colosso della logistica e trasporti. A disporlo la Procura di Milano in un’ennesima indagine con al centro il “fenomeno della somministrazione illecita di manodopera e i cosiddetti serbatoi” di lavoratori, con Dhl ultima protagonista di un “sistema” di false fatture e finte cooperative che assumono formalmente i lavoratori senza versare i contributi. Assieme al sequestro aperto un filone di indagine per caporalato e sono stati fatti controlli in tutta Italia sulle posizioni di 918 lavoratori, 538 mezzi e 51 società appaltatrici. Su Radio Onda d’Urto l’intervista, a partire dalle inchieste ma con lo sguardo rivolto anche a quello che accade direttamente sui loghi di lavoro, ad Alessandro Zadra, coordinatore Si Cobas di MilanoAscolta o scarica

Palestina. A Gaza raggiunta un’intesa sulla liberazione di 602 prigionieri palestinesi, che Netanyahu non ha ancora effettuato, nonostante il rilascio sabato di 6 israeliani. Lo scambio dovrebbe avvenire stasera, mercoledì 26 febbraio, assieme alla consegna dei corpi dei 4 israeliani deceduti a Gaza per i raid israeliani, “senza cerimonia pubblica”, dice Hamas, “per impedire all’occupante di trovare pretesti per ritardi o ostruzioni”, sul rilascio dei 602 prigionieri, una minima parte degli 11mila palestinesi nelle galere israeliane. Oggi uno di loro, Abu Funouneh, 34 anni, è morto a Ramla, come denuncia la Società palestinese dei prigionieri, ricordando come siano già 60 i prigionieri ufficialmente morti dal 7 ottobre. Questa la situazione a Gaza, dove le difficilissime condizioni di vita e anche il gelo stanno colpendo soprattutto i bambini e i neonati: un’altra piccola, di 2 mesi, è deceduta proprio per il freddo nella tenda della sua famiglia a Gaza City, portando a 7 il bilancio dei bambini morti nella Striscia solo questa settimana a causa del freddo e della mancanza di materiale adatto ad affrontare l’inverno. Dalla Striscia di Gaza la corrispondenza di mercoledì 26 febbraio con Sami Abu Omar, nostro collaboratore e del Centro Vik Arrigoni. Ascolta o scarica Così si muore, anche se non per le bombe, a Gaza, mentre tra pochi giorni – sabato – finirà la prima fase del fragile accordo di tregua entrato in vigore il 19 gennaio. L’ipotesi di avviare una fase due al momento è al momento è lontana dalla realtà: Netanyahu prosegue a dichiarare di voler riprendere la guerra nella Striscia, mentre Nissim Vituri, vicepresidente della Knesset – ed esponente del partito del premier, il Likud – è tornata a parlare esplicitamente di sterminio, sostenendo che “a Gaza vanno separati donne e bambini, e tutti gli altri – gli adulti – vanno eliminati”. In Cisgiordania intanto cresce ancora la violenza israeliana, con attacchi e rastrellamenti a Qalqlyia (ucciso oggi un 16enne), Tulkarem, Tubas, Ramallah, Nablus e Jenin, città quest’ultima sotto assedio da 40 giorni. “La Cisgiordania è diventata un campo di battaglia, con oltre 50 vittime in 7 settimane”. Così oggi l’Unrwa. Ancora più dura Oxfam, ong impegnata in West Bank, che parla del “più grande sfollamento forzato dall’inizio dell’occupazione del 1967. Sono più di 40 mila gli sfollati nel solo 2025, il numero più alto in 58 anni”. Così Oxfam, che denuncia anche come “operatori e partner sono minacciati ai posti di blocco impedendo di consegnare aiuti fondamentali per la popolazione palestinese”.

2 anni fa la strage di migranti a Cutro, in Calabria. Ricordate, con una veglia iniziata alle 4 del mattino di mercoledì 26 febbraio sulla spiaggia di Steccato di Cutro, le 94 vittime del naufragio del 26 febbraio 2023. Presenti superstiti del naufragio, familiari delle vittime, autorità locali, attivisti antirazzisti e anche esponenti politici di opposizione. Da Cutro la corrispondenza su Radio Onda d’Urto con Maurizio Acerbo, riconfermato poche settimane fa segretario nazionale di Rifondazione Comunista. Ascolta o scarica Dal 26 febbraio 2023 a oggi, sono quasi 6mila i migranti morti nello stesso Mediterraneo Centrale. Oltre quindi la data di oggi, la Rete 26 Febbraio, composta da numerose realtà sociali antirazziste, ha organizzato una serie di iniziative in Calabria fino al 28 febbraio , in collaborazione con “Carovana per una Calabria aperta e solidale”,iniziativa organizzata da Carovane Migranti e Caravana Abriendo Fronteras, per unire la lotta antirazzista di Europa e del SudAmerica. Clicca qui per il programma delle iniziative della Rete 26 Febbraio.

“Trump vuole espellere i palestinesi da Gaza. Intanto in Cisgiordania prosegue la violenza del governo e dei coloni israeliani. Ebree e ebrei italiani dicono: NO alla pulizia etnica. L’italia non sia complice.” È questo il titolo dell’appello firmato da oltre 200 ebree ed ebrei italiani, contro la deportazione dei palestinesi propagandata dal presidente degli Stati Uniti e contro le violenze israliane portate avanti a Gaza e in Cisgiordania, dove la dignità umana è stata cancellata. A tal proposito proprio questo mercoledì mattina, paradossalmente in contemporanea alla pubblicazione dell’appello, Donald Trump ha pubblicato sui suoi canali ufficiali un video, generato dall’intelligenza artificiale, in cui si vede dalle macerie di Gaza emergere una scintillante città d’orata in onore di Trump, dove lui stesso e Netanyahu prendono il sole sulla spiaggia della Striscia mentre Elon Musk lancia sulla gente banconote. L’intervista a Susanna Sinigaglia, studiosa della società israeliana e delle sue divisioni intra-ebraiche, tra le fondatrici di Mai Indifferenti – Voci ebraiche per la pace, che insieme a Lea – Laboratorio ebraico antirazzista ha dato vita all’appello. Ascolta o scarica.